New York è ancora lì. I palazzi, le strade, le persone e gli oggetti mantengono una forma riconoscibile. Non sono ancora diventati astrazione. Ma non appartengono più completamente alla realtà che li ha generati.
Se in Gotham la città poteva ancora essere osservata come uno spazio reale sottoposto a una trasformazione dello sguardo, qui la trasformazione entra direttamente nella struttura dell’immagine. Le proporzioni si alterano, i piani si sovrappongono, le distanze diventano ambigue. Figure e architetture sembrano occupare lo stesso spazio senza necessariamente appartenere alla stessa dimensione.
È una variazione, ma anche un progressivo allontanamento.
Come nel movimento interno della trilogia di Auster, ciò che inizialmente sembrava una storia costruita dentro una città riconoscibile comincia a perdere stabilità. La realtà non scompare: smette semplicemente di essere una misura affidabile.
New York rimane il soggetto, ma non è più soltanto un luogo.
Diventa uno spazio mentale nel quale ciò che vediamo continua a essere riconoscibile, mentre diventa sempre più difficile stabilire a quale realtà appartenga.
The EmpireAll them bright lightsThe web of cablesGangsterThe bridge deck from aboveSuperheroMidtown West from aboveGround ZeroCityscapeDowntownShe's on a missionA girl in a hoodie crossing 42nd